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Cartes blanches
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Liberté retrouvée (La) : Libération de ...
Archipop
1944
André Monsauret
Liberté retrouvée (La) : Libération de Candas
La nostra selezione
Brest en ruines
Cinémathèque de Bretagne
1945
Marcel Réaubourg
Brest en ruines
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Arrivée d'une colonne allemande
CICLIC Centre-Val de Loire
1943
Maurice Raby
Arrivée d'une colonne allemande
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Diverses images de l'armée allemande
Cinémathèque d'images de montagne
1944
Réalisateur inconnu
Diverses images de l'armée allemande
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Déminage Le Touquet
Cinéam - Mémoire filmique d'Île de France
Après 1945
Yves Denoyelle
Déminage Le Touquet
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Cinémathèque des Pays de Savoie et de l'Ain
1944
Eugène de Grolée-Virville
Maquisards de Maurienne
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Seconde guerre mondiale à Charlieu
Cinémathèque de Saint-Etienne
1940
Guy Quatrain
Seconde guerre mondiale à Charlieu
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R5 autour d'un maquis
Ciné-Archives, fonds audiovisuel du PCF et du mouvement ouvrier
1945
Georges Lannes Paton
R5 autour d'un maquis
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8 mai 1945 : Genève fête la fin de la ...
Fondation Autrefois Genève
1945
Jean Rouiller
8 mai 1945 : Genève fête la fin de la guerre
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Ruines et deuils ou les Vosges ...
Image'Est - Pôle régional de l'image en Grand Est
1945
Joseph Danion
Ruines et deuils ou les Vosges sinistrées
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Catastrophes
MIRA
1941 à 1945
Georges Lortz
Catastrophes
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Communion
Normandie Images
1940
Fernand Bignon
Communion
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Août 1944 - Aron après la Tourmente
Ofnibus - résidence d'archives itinérante
1944
Henri Hubert
Août 1944 - Aron après la Tourmente
La nostra selezione
Murmures, une histoire de femmes ...
Centre audiovisuel Simone de Beauvoir
1995
Young-Joo Byun
Murmures, une histoire de femmes coréennes

CARTE BLANCHE « LA SECONDA GUERRA MONDIALE FILMATA DA CINEAMATORI, UN ALTRO SGUARDO SUL CONFLITTO » - DI MARC POTTIER, CONSULTENTE STORICO

Il ciclo commemorativo per l’80°anniversario della Liberazione della Francia è iniziato in Corsica, è proseguito con un omaggio agli eroi stranieri della Resistenza, ha onorato la memoria dei grandi partigiani, quella delle vittime della Shoah, ha continuato in Normandia sottolineando l’importanza strategica dello Sbarco e si conclude nel 2025 con la commemorazione della fine della guerra in Europa: su questo sfondo, la pubblicazione online della piattaforma Amorce, con quasi 200 film girati da cineamatori tra il 1937 e il primo dopoguerra, è un strumento eccezionale di conoscenza e di trasmissione che offre uno sguardo diverso sul conflitto.

Troppo spesso la Seconda guerra mondiale si riassume nella memoria e nell’immaginario collettivo in un insieme di date, strategie, movimenti di truppe, discorsi famosi e grandi personaggi storici. Questi riferimenti comuni sono anche il frutto delle immagini diffuse dai cinegiornali ufficiali dell’epoca o filmate dagli operatori militari. Tali archivi, che ritroviamo in genere nei documentari storici, nei programmi televisivi e nelle mostre dei musei, costituiscono i nostri riferimenti visivi abituali legati al conflitto.

I nostri riferimenti di immagini in movimento sono legati anche al cinema hollywoodiano, con film culto quali «Il giorno più lungo» di Darryl F. Zanuck, uscito nel 1962, «Salvate il soldato Ryan» di Steven Spielberg, del 1998, serie come «Band of Brothers» (Fratelli al fronte), creata da Tom Hanks e Steven e trasmessa per la prima volta dalla HBO nel 2001, o videogiochi come «Medal of Honor» del 1999 e «Call of Duty WWII» del 2017.

Quale contributo apportano le immagini prodotte dai cineamatori di fronte a queste rappresentazioni della storia della Seconda Guerra Mondiale? In che modo queste fonti intime, questi film di famiglia offrono una prospettiva nuova, più vicina a una sorta di «storia nuda e cruda», per calarci di nuovo nel periodo lungo e ambiguo degli anni bui, dell’Occupazione e della Liberazione?

Anzitutto, questi film amatoriali sono un atto di memoria. Per il cineamatore si tratta di catturare un evento storico importante, l’irruzione della grande Storia. Lasciare una traccia per non dimenticare è altrettanto fondamentale, trasmettere quel momento straordinario vissuto è parte integrante dell’approccio di chi filma: ciò che è familiare e intimo si confronta con momenti di singolarità assoluta che spingono l’amatore a prendere la sua cinepresa per testimoniare a modo suo.

La selezione delle 13 cineteche, ciascuna con un archivio messo in evidenza, caratterizza fortemente questi momenti di cesura, snodi cruciali della storia.

Uno dei momenti chiave filmati ripetutamente è la «strana sconfitta» del 1940: l’esercito francese sconfitto in poche settimane, il crollo di un intero Paese e l’arrivo delle truppe tedesche sono documentati nel film di Fernand Bignon, Communion, Normandie Images.

Questo archivio unisce la storia e l’intimità della famiglia con l’eccezionalità del momento storico in corso. Jacqueline Bignon fa la prima comunione domenica 19 maggio 1940, a Gisors, nel dipartimento dell’Eure. Come di consueto, Fernand, suo padre, fotografo professionista attivo dai primi anni Trenta nella capitale del Vexin normanno, filma questo momento importante nella vita della sua adorata figlia.

Riprende in filigrana la vita degli abitanti di Gisors durante le settimane della campagna di Francia e della sconfitta francese. Sullo sfondo della comunione privata, si vedono colonne di veicoli: sono i profughi provenienti dai Paesi Bassi, dal Belgio, dal Lussemburgo, ma anche dal Nord della Francia, che attraversano la cittadina del dipartimento dell’Eure. Nelle ultime tre settimane del maggio 1940, un milione di profughi giunse nel dipartimento dell’Eure, terra di accoglienza e zona di transito per gli “esodiani”.

L’archivio Seconde Guerre mondiale à Charlieu della Cinémathèque de Saint-Étienne mostra anche la disfatta delle truppe francesi, il crollo di un esercito che fino al maggio 1940 era considerato il più potente del mondo. Le colonne di veicoli e le auto dei profughi che attraversano la città sulla Loira precedono l’arrivo imminente delle truppe tedesche.

Nella cronologia della guerra, un altro momento fondamentale della testimonianza filmata è la presenza dell’occupante.

Le immagini delle truppe tedesche rappresentano la forma più visibile della Francia occupata. Esse testimoniano la Francia sotto l’occupazione tedesca e sono tanto più significative se si considera che già il 22 ottobre 1940 le autorità tedesche emettono un’ordinanza che vieta «le riprese in formato ridotto, di qualsiasi tipo e dimensione».

I commercianti non sono autorizzati a vendere pellicola, sviluppare o stampare nei formati 8 mm, 9,5 mm o 16 mm per clienti diversi dai soldati tedeschi. A ciò si aggiungono le difficoltà di approvvigionamento di materie prime, pellicole e prodotti chimici.

È in queste condizioni che alcuni privati hanno effettuato le loro riprese durante la guerra, mettendo a rischio la propria vita e nonostante la scarsità di mezzi. Il film Arrivée d’une colonne allemande, CICLIC, girato di nascosto dalla finestra di casa sua da Maurice Raby a Châtillon-Coligny, è estremamente rivelatore del bisogno di testimoniare, malgrado il pericolo. Nonostante i divieti, la cinepresa diventa un contrappunto, un contropotere o uno sfogo rispetto all’irruzione dell’Occupante nell’intimità della vita quotidiana. In realtà, questi film possono essere considerati una forma di resistenza civile, un impegno attraverso e con la cinepresa a testimoniare, non solo per annotare e descrivere, ma anche per attestare il rifiuto.

Nella selezione dei film dedicati al «rifiuto dell’occupazione», l’archetipo di opera di resistenza tramite la cinepresa è indubbiamente, Maquisards de Maurienne, Cinémathèque des pays de Savoie et de l’Ain. Il partigiano e regista Eugène de Grolée-Virville ha filmato la vita quotidiana dei membri della compagnia Stéphane del battaglione del Grésivaudan nei loro accampamenti, durante gli spostamenti, l’addestramento e in alcune imboscate e combattimenti nelle Alpi in Savoia. Si tratta di immagini davvero eccezionali, come pure di ritratti di combattenti della resistenza di una forza rara.

Un altro momento cruciale filmato ripetutamente è la Liberazione: Liberté retrouvée : La libération de Candas et le retour des prisonniers, Archipop, o Catastrophes, Mémoire des Images Réanimées d’Alsace, rievocano le scene indimenticabili di gioia, gli abbracci e le calorose strette di mano che caratterizzano quel momento tanto atteso: l’arrivo dell’esercito di liberazione alleato. Nelle città e nei villaggi liberati senza aver subito troppi danni durante i combattimenti, esplode la gioia. Si improvvisano striscioni in onore degli Alleati, si espongono bandiere e si confezionano perfino abiti con i colori della bandiera inglese e americana. Il tricolore francese con la Croce di Lorena viene issato ovunque.

Ma troppo spesso la liberazione è anche sinonimo di sofferenza e distruzione. Aron après la tourmente, Ofnibus - Résidence d'archives itinérante, descrive il martirio di questo villaggio della Mayenne, dove dal 5 al 13 agosto 1944 si svolgono combattimenti incessanti tra truppe tedesche e forze americane. Trentuno persone, residenti o profughi a Aron, muoiono durante questa settimana sanguinosa, tra cui diciotto vittime dei bombardamenti e tredici della barbarie nazista.

Brest en ruines della Cinémathèque de Bretagne si inserisce nello stesso filone: testimoniare il prezzo della libertà riconquistata. Il 18 e 19 settembre 1944, Brest viene liberata dopo un assedio di sei settimane. Ma paga un tributo altissimo. La città è completamente distrutta dai bombardamenti alleati e dalle distruzioni dei Tedeschi: 428 morti, 5000 edifici distrutti, porto inaccessibile con 2000 relitti in rada, niente più arsenale, quasi l’80% della città in rovina. Ruines et deuils ou les Vosges sinistrées, Image'est, mostra anche la durezza dei combattimenti e le distruzioni a Saint-Dié-des-Vosges, Épinal, La Bresse, Charmes e Rochesson. Dal settembre 1944 al febbraio 1945, la battaglia dei Vosgi è la prima vera resistenza tedesca in Francia di fronte all’avanzata alleata dopo il crollo del fronte in Normandia. I combattimenti tra le truppe americane, francesi e tedesche sono molto intensi; il terribile inverno del 1944-1945 e il massiccio dei Vosgi rendono la situazione ancora più difficile. L’archivio filmato dal reverendo padre Joseph Danion, superiore della Basilica di Domrémy, illustra queste difficoltà e le conseguenze della battaglia, il "prezzo pagato" per riconquistare la libertà.

Certo, finalmente l’armistizio è firmato. Il film 8 mai 1945 à Genève, Fondation Autrefois Genève, mostra perfettamente il grande momento di gioia e sollievo, la speranza collettiva dopo la capitolazione nazista e il ritorno della pace in Europa. Ma non è ancora finita e la vita non riprende come prima.

È l’ora del ritorno a casa per i prigionieri di guerra, i lavoratori forzati, i deportati, come avviene in La libération de Candas et le retour des prisonniers, Archipop. Nonostante la gioia, i festeggiamenti, le parate e l’accoglienza dei figli del paese, assenti da troppo tempo e sopravvissuti, i ricongiungimenti sono in realtà difficili. In particolare, l’immagine dei «prigionieri del Quaranta» è associata alla sconfitta subita cinque anni prima. Altre figure maschili, come quella dei partigiani dentro o fuori dal Paese, cominciano allora a imporsi nella società francese del dopoguerra.

E prima che la vita possa riprendere pienamente, bisogna affrontare le conseguenze materiali del conflitto. Come mostra il film Déminage de la plage du Touquet, Cinéam-Archives audiovisuelles en banlieue parisienne. Rimuovere mine, bombe, disinnescare e distruggere le centinaia di migliaia di ordigni letali rimasti sulle spiagge, nei campi, tra le siepi e tra le rovine è un lavoro preliminare indispensabile. Data l’enorme portata del problema da risolvere, viene istituita una direzione dello sminamento all’interno del Ministero della Ricostruzione e dell’Urbanistica francese, affidata al famoso combattente della resistenza Raymond Aubrac. Per questo pericoloso compito, accanto a sminatori volontari, vengono impiegati prigionieri di guerra tedeschi. Tutti pagano un prezzo altissimo: cinquecento sminatori francesi e oltre milleottocento prigionieri muoiono durante le operazioni.

Le conseguenze della guerra si fanno sentire anche nel lungo periodo. Murmures, une histoire de femmes coréennes, Centre Audiovisuel Simone de Beauvoir, documenta la sofferenza delle donne coreane costrette a prostituirsi per l’esercito giapponese. Le ferite e la vergogna della schiavitù sessuale, la negazione da parte delle autorità giapponesi dei crimini e delle atrocità commesse contro queste donne e i massacri di civili a Nanchino, in Cina, fanno sì che decenni dopo la guerra il «passato non passi». Sullo sfondo di questo film c’è la questione del riconoscimento e della giustizia. Murmures, une histoire de femmes coréennes, ci ricorda anche che la guerra è stata mondiale e che altri sguardi contribuiscono a formare la memoria filmica del conflitto.

Ritroviamo questo diverso modo di vivere e filmare in Diverses images de l'armée allemande, 1944, La Cinémathèque de Montagne. Le immagini girate da un ufficiale tedesco mostrano la vita quotidiana di un reggimento, gli spostamenti, i permessi e i momenti di riposo, i festeggiamenti natalizi: sono le immagini dell’altro campo, quello dei tedeschi. Ciò che vediamo sono in realtà scene di vita ordinaria comuni a tutte le truppe. Ma dietro l’apparente normalità di queste scene, è impossibile non porsi una domanda: cosa hanno fatto questi soldati durante la guerra? Hanno partecipato a massacri di massa sul Fronte orientale o commesso atrocità altrove?

Difficile non pensare al libro di Christopher Browning, Uomini comuni, che racconta la storia del Battaglione 101 della Riserva di polizia tedesca e della Soluzione Finale in Polonia. Pur non sapendo con certezza cosa abbiano fatto questi uomini, per mancanza di informazioni sul reggimento, la questione centrale della banalità degli assassini e della banalizzazione del male si ritrova in filigrana in questo archivio e negli altri film che mostrano soldati tedeschi, Catastrophes, Mémoire des Images Réanimées d'Alsace, o Arrivée d’une colonne allemande, CICLIC.

Trasmettere, non dimenticare sono senza dubbio le parole chiave di questi archivi eccezionali e unici.

La collezione sulla Seconda guerra mondiale pubblicata online con Amorce è un autentico lavoro di storia e di memoria. Per volontà di testimonianza storica, per desiderio di trasmissione familiare, per passione cinematografica, alcuni cineamatori hanno catturato una quotidianità confrontata con le sofferenze della Storia. Istintivamente proviamo empatia per loro, con quel desiderio di cogliere l’effimero, perché dietro la cinepresa ci sono, in senso lato, i nostri familiari.

Certo, non è sempre possibile decifrare, commentare o storicizzare tali archivi, ma la forza di questi film amatoriali – in particolare l’intimità dello sguardo in macchina, dove non è raro che i protagonisti guardino l’obiettivo con fiducia, timidezza, gentilezza, imbarazzo o fantasia – sta nel rendere la storia sensibile e commovente.

Il film di famiglia, quindi, non è un semplice elemento aneddotico da aggiungere alla grande narrazione della Storia bensì costituisce indiscutibilmente un altro sguardo, un contrappunto essenziale alle immagini e ai discorsi ufficiali, un modo rinnovato e vicino alla realtà di tradurre il passato. Per questo Amorce o la memoria filmica dei territori è una piattaforma unica, una risorsa eccezionale.

Diaz Interegio

Amorce, la piattaforma della rete Diazinteregio

Operazione sostenuta dallo Stato francese nell’ambito del programma «Digitalizzazione del patrimonio e dell’architettura» (Numérisation du patrimoine et de l’architecture) della filiera delle industrie culturali e creative (ICC) di Francia 2030, gestito dalla Caisse des Dépôts.

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