











L'AMBIENTE NEL CINEMA AMATORIALE, DI DOMINIQUE VOYNET, DEPUTATA DEGLI ECOLOGISTES PER LA SECONDA CIRCOSCRIZIONE DEL DOUBS, EX MINISTRO DELLA PIANIFICAZIONE DEL TERRITORIO E DELL'AMBIANTE
L’ambiente è diventato una questione politica, nel senso più nobile del termine, che mette in discussione i nostri stili di vita, di abitare, consumare, viaggiare... in un’epoca segnata da sconvolgimenti climatici, dalle inondazioni di Valencia o dal ciclone Chido. I segni del nostro sviluppo distorto sono visibili ovunque: espansione urbana, zone commerciali, arginatura dei fiumi, attività minerarie, agricoltura intensiva, oceani di plastica…
Ognuno di noi ha un legame unico e sensibile con la natura. Si tratta di affinare il nostro sguardo e di ritrovare il gusto e il desiderio di agire…I film amatoriali ci offrono una visione unica di come gli abitanti di un luogo vivono il loro territorio e reagiscono alle catastrofi, di come comunicano con la biodiversità animale e vegetale proprio mentre stiamo attraversando una nuova fase di estinzione di massa delle specie, di come affrontano la distruzione di un ecosistema sepolto sotto tonnellate di cemento in nome della modernità o della crescita economica...
Questi film descrivono situazioni assolutamente reali, costituiscono un pezzo di memoria e mostrano l’impatto degli esseri umani, (talvolta) audaci, (spesso) distruttivi, (più raramente) protettivi. Ci dicono che dobbiamo far evolvere le nostre pratiche di pianificazione del territorio, modificare i nostri stili di vita, non per «salvare il pianeta», che non ha bisogno di noi per farlo, ma per garantire che esso rimanga un luogo accogliente e vivibile.
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Una selezione proposta dai membri della rete Diazinteregio.
I film sulle inondazioni, come Inondations à Chartres (Ciclic) o Vacances 1963 (Cinémathèque de Saint-Étienne), illustrano la violenza delle catastrofi naturali. Il cineamatore diventa allora testimone di un evento e osservatore delle sue conseguenze. Questi film ci ricordano che l’umanità si confronta da molto tempo con condizioni climatiche che possono diventare estreme. Les Grandes Inondations à Nancy (Image’Est), girato nel 1947 da Marcel Roung, mostra la città sommersa e costituisce una testimonianza impressionante di un diluvio che costringe gli abitanti a ingegnarsi per spostarsi attraverso una città sott’acqua.
Il rapporto tra uomo e natura è un’altra tematica ricorrente. In Le vétérinaire en son milieu, (Cinéam-Mémoire filmique d'Île-de-France), la cinepresa cattura il complesso rapporto tra uomini e animali. Il film mette in luce scene di cura relative ad animali domestici, ma anche la convivenza intima con animali selvatici. Questa relazione, a volte ambivalente, ci interroga sul nostro posto nel mondo animale.
Il film Belles images du Ried (MIRA) mostra una regione naturale, il Ried, una pianura alluvionale dell'Alsazia modellata dai capricci del Reno. Pierre Schmidt, medico appassionato di natura, ci offre uno sguardo intimo sull’ecosistema unico di questa regione, paradiso per la flora e la fauna locali. Negli anni Sessanta del ’'900, quando l’agricoltura di massa comincia a invadere le terre fertili della regione, Schmidt si rende conto del pericolo che incombe sui paesaggi naturali a seguito di questa trasformazione. Attraverso il suo obiettivo amatoriale riesce a catturare tutta la bellezza e la fragilità dell’ecosistema del Ried.
Nel suo film Les 4 saisons à Bois d’Amont – l’hiver (OFNIBUS), risultato di 10 anni di riprese, il regista ci offre la sua visione dell’inverno nel cuore di una delle zone più fredde della Francia, al confine tra il dipartimento del Doubs e la Svizzera. Queste immagini mostrano il rigore degli inverni, il gelo, le tempeste e la spessa coltre di neve, ma anche la resilienza degli abitanti. Attraverso centinaia di bobine, ha documentato l’alternarsi delle stagioni, la flora e la fauna, come pure i gesti e le abitudini che ritmano la vita locale. Le acrobazie sul lago ghiacciato, l’imponenza dei muri di neve e la perseveranza del postino che sfida le intemperie testimoniano la vita al ritmo delle stagioni.
I film amatoriali catturano anche la crescente preoccupazione per l’ecologia e l’inquinamento. Pour que vive l’eau (Cinémathèque des Pays de Savoie et de l’Ain) mostra gli effetti disastrosi dell’inquinamento idrico causato dall’intervento umano, ad esempio lo sversamento di prodotti chimici nel lago di Annecy, e come tali azioni possano alterare il fragile equilibrio di un ecosistema. Il film evidenzia anche la presa di coscienza collettiva e le azioni concrete intraprese per ripristinare la purezza dell’acqua e del paesaggio.
Nel film senza commento La lutte des enfants, des femmes, des hommes contre la marée noire (Cinémathèque de Bretagne), lo spettatore è immerso nella vita quotidiana di coloro che hanno affrontato la marea nera di Torrey Canyon nell’aprile 1967. Questo naufragio, il primo grande disastro ecologico a colpire la Bretagna, rivela il lavoro duro e ingrato della popolazione locale: le immagini testimoniano la sofferenza e la solidarietà degli abitanti, uniti nella lotta contro i danni provocati dal petrolio che impregna la costa.
Residente dall’autunno 1975 in una casetta situata in una frazione tra Doudeville (76) e Saint-Valéry-en-Caux (76), è in qualità di vicino che Jean-Marie Hamard, studente di lettere moderne, è andato a manifestare a Paluel il 25 e 26 giugno 1977, con una cinepresa in mano presa in prestito per l’occasione, realizzando Paluel (1) (Normandie Images). La manifestazione di Paluel rientra in una volontà di coordinamento della contestazione antinucleare. Quello stesso giorno si sono tenute manifestazioni contro il nucleare a Gravelines (59) e Nogent-sur-Seine (10), prima dei raduni previsti durante l’estate a Flamanville (50), Gerstheim (67) e Naussac (48), con un momento culminate sul Larzac il 14 agosto.
Altre testimonianze, come Aéropolis Paris-Beauvais (Archipop), che mette in evidenza la riqualificazione dell’aeroporto di Beauvais, descrivono l’urbanizzazione e il suo impatto ambientale, in un contesto in cui le preoccupazioni ecologiche sono messe in secondo piano rispetto alle ambizioni economiche. Il film risale al 1996 e mette in luce la visione utopica di un futuro in cui le sfide ambientali non vengono prese in considerazione.
Infine, alcuni film amatoriali affrontano tematiche legate all’ecologia, alla transizione energetica e all’ecofemminismo, offrendo una prospettiva unica e spesso visionaria sulle sfide ambientali contemporanee. Questi film non si limitano a testimoniare i problemi che stiamo affrontando, ma propongono anche possibili soluzioni che uniscono innovazione, cooperazione e una visione sostenibile del futuro.
ENTRE2PRISES Métiers - Transport et traitement des Déchets (Fondation Autrefois Genève) è un esempio di questo connubio fra competenze tradizionali e tecnologie moderne. Il film mette in luce la produzione di energia elettrica della diga di Verbois e lo sviluppo dell’energia solare. Ci immerge in un mondo in cui la transizione energetica non è solo una necessità tecnica, ma anche un imperativo sociale e ambientale. Questo film, girato nel 2021, dimostra come l’adattamento tecnologico e la cooperazione europea possono convergere verso la costruzione di un futuro più sostenibile, conciliando sviluppo economico e rispetto dell’ambiente.
L'ecofemminismo, una corrente di pensiero che lega la lotta per i diritti delle donne a quella per la tutela dell'ambiente, è protagonista anche nel film Femmes et eco-développment - Nairobi Juillet 1985 (Centre Audiovisuel Simone de Beauvoir). Il film riprende la conferenza delle Nazioni Unite a Nairobi, dove tre donne – un’educatrice ambientale, una ricercatrice in ecologia e un’agronoma – discutono di risorse naturali e di ecosistemi. Queste figure emblematiche dell’ecofemminismo sono state le prime a mettere in relazione le questioni ambientali con le lotte per l’uguaglianza di genere, cercando di contrastare la distruzione dell’ambiente e rafforzando al contempo il ruolo delle donne in tale dinamica di tutela.



